Prequel – La “zingarata”
Non scopro nulla di nuovo “acqua in giro non ce n’è”. E’ un triste mantra che negli ultimi mesi accomuna un po’ tutti. Canoisti e non.
Con l’idrometro del Trebbia che segna il minimo sindacale, e l’imminente approssimarsi del genetliaco del nostro Marco alias Bistecca, si organizza al volo una bella zingarata.
Pochi dettagli: ritrovo all’ora xx, per strada incontriamo l’altra macchina, andiamo in valle, scendiamo il trebbia nel tratto consentito e facciamo ristoro ad Ottone (che già in passato ha ospitato qualche canoista del Club in epiche serate degne di racconto). Vediamo domenica chi scende da Novara e facciamo un bel gruppone in acqua. Facile a dirsi.
Nemmeno Nostradamus avrebbe potuto profetizzare cosa è poi accaduto.
Alla partenza tutto regolare e puntuali. Compreso Sandro. Paolo e Teo Ciuposki da una parte, Sandro + Pota + Ciro dall’altra. da qualche parte dopo Melegnano incontro con Karim e Marco.
Ovviamente si buca l’incontro. Stabilire un autogrill dove fermarsi tutti è troppo difficile. Sapete com è, mentre si è intenti a parlare è un attimo che si perde il cartello. Finalmente in zona Somaglia ci si incontra e si riparte, non senza aver prima approfondito le motivazioni che han portano l’Italia a concludere l’epoca coloniale..in Somalia, senza la G.
In valle son buone solo le gole. C’è il sole. Per Teo è una stecca. all’imbarco anche Mauone, lo salutiamo e si parte.
Tutto molto tranquillo con lo spauracchio della galleria. Chi la fa? Sandro no, Pota no, Karim no. Paolino esaltato, Teo carico.. Ciro e Marco con più di un conto in sospeso. Arriviamo agili. chi fa la pipì, chi tira qualche eskimo preparatorio, chi vorrebbe svuotare l’intestino crasso ormai contenente solo liquidi. Apre Paolino in solitaria, poi Ciro con Teo in scia, chiude Zoldi.
Dogma “Mi raccomando tutti a destra”. Strano ma vero, oggi la galleria non è buia, qualcosina si intravede. Ci troviamo a metà galleria, non senza qualche incertezza e colpi di alta bravura ;), ad esultare per essere passati indenni dai buchi. Qualcosa non torna. Marco non si sente. Ci giriamo. Si vede solo la barca arrivare capovolta. Le grida di giubilo finiscono. Cala il silenzio. Dietro la barca solo la borraccia, di Marco nessuna traccia. Si decide di provare a risalire fin dove possibile mentre Teo si occupa di recuperare l’attrezzatura. Con Paolo ci si guarda poco, è abbastanza chiaro cosa si debba fare. Trovare il bistecca. Si urla a squarciagola ma il fragore dell’acqua è giusto qualche decibel più elevato anche del fischietto. I secondi sono minuti. Poi a monte sembra di vedere un catarifrangente contro la parete. “Paolo l’ho visto”. “Si anche io” risponde.
Perchè è lì fermo? perchè non nuota, si è fatto male, è incastrato, cosa c**** sta succedendo. Quanto meno vediamo che muove la pagaia. Ci ha visto. Risalire oltre non è possibile. Già restare lì è un cinema. I secondi passano. Paolo decide di scendere la galleria, fare il trasbordo al contrario per provare a passare accanto a Marco e farsi un’idea dell’accaduto. Resto in posizione. L’attesa è snervante. Usare il fischietto è inutile. Paolo rientra in galleria, prende in pieno il buco e cerca di parlare con Marco. Posizione da non fare invidia. Dopo alcuni secondi Marco si tuffa aggancia la coda e viene giù. Sta bene, non si è fatto nulla. Mentre si esce dalla galleria ci racconta di aver perso completamente l’orientamento. Il racconto è quasi esilarante. Dopo il bagno ed una frullata nel buco, per Marco il monte era diventato valle e la destra la sinistra. Guardare a valle noi che facevamo i segni, per lui era come guardare a monte. Vedere rifare la galleria a Paolo per lui era “Ve come risale bene la galleria Paolino”. mentre si tuffa, getta la pagaia per nuotare meglio.. ma la getta a monte e pensa ” ve che potente il buco, getto la pagaia a valle e la riporta a monte “..Visto il tempo trascorrere e quella posizione infausta ci racconta poi di aver anche pensato che lo avrebbero recuperato solo con un gommone a motore.
Usciamo. Raccontiamo tutto a Sandro Karim e Luigi e si riparte verso lo sbarco.
Ci attende un buon panino. Ad Ottone scopriamo di essere senza riscaldamento. Fuori fa più caldo che dentro. A cena le calorie si sprecano, così come l’olio. Presente in tutte le sue forme ed in tutti i piatti. Bud Spencer e Terence hill non avrebbero saputo fare meglio.
Domenica
Appuntamento con Carletto, Riki Olivani, Giamba ed Anna alle 10.30 all’imbarco.
il Pota non scende, troppo male alla schiena. Ci regala un recupero agile delle macchine.
tutti pronti in acqua. Giamba con la ripper nuova e la consapevolezza del livello basso = un po’ di segni garantiti. 9 barche. ne manca 1. Dov’è Sandro? Paolino ci informa che il buon Sandro ha lasciato il paraspruzzi nell’auto portata allo sbarco. Pota in veste di Noleggio con Conducente fa ancora una volta avanti ed indietro..che si fa? ma si dai, ci recupera andiamo piano.
Si parte. Pochi metri ed incontriamo Giovanni Mortin con un gruppo di Brescia. Ci si unisce. bel gruppone in acqua.
Giusto un pelino di acqua in meno del giorno prima. Carletto alza la punta in ogni dove. Anna prende bene tutti i contro roccia, Riki incerto all’inizio (al rientro in acqua dopo un pochino) si ritrova strada facendo, Karim scende sicuro per le sue consolidate linee sicure viste il giorno prima.
Si scende tranquilli. tra una curva e l’altra non si perde occasione di scambiare 2 parole con i nuovi amici. Il buon Mortin ha uno stile discretamente affascinante. Galleria all’orizzonte. si ripete il teatrino. Marco la salta. al suo posto Carletto. Giamba la salta. Anna, Karim e Riki verso il trasbordo con Sandro a guidare. Paolo in scioltezza si avvia. Teo pagaia come se non ci fosse un domani. Sfonda tutto. Questa volta pago il biglietto. non senza aver piazzato un paio di eskimi su 5 tentativi. come dico sempre, “dopo l’eskimo tornare subito in posizione perchè troppo indietro si resta sbilanciati”. Grazie Carletto per esserti fatto looppare e fatto poi da taxi driver fino a fuori galleria.
Alle spalle arriva Giovanni Mortin e dietro un ragazzo di Brescia che si è tolto lo sfizio di farla con una bella torcia sul casco.
Di corsa allo sbarco perchè ora fa freddo. tanto ormai il fiume ha dato tutto… e invece no. il buon Riki ormai ad una decina di metri dallo sbarco si rilassa, si adagia contro una roccia, ne resta affascinato al punto da volerne vedere anche la parte sommersa e va a bagno. L’epilogo è pressochè scritto. Viene esposto al pubblico ludibrio. Il cellulare del pota è pronto e con un paio di foto documenta il tutto per i posteri.
Pronta la merenda. focaccia, vino e nastrine. Pronti per il rientro ci accorgiamo che qualcosa è andato storto durante il recupero delle auto. Ebbene, il buon Paolino per non restare nell’anonimato e guadagnarsi una nomination a mito dell’anno, durante il recupero delle auto ha letteralmente parcheggiato il fianco della sua auto su una roccia. Per fortuna a subirne le conseguenze solo il fascione di plastica.
Si torna a casa, giornata finita. Anzi no, una volta scaricato al parcheggio del “Gallo”, dove moglie figlia e cani mi attendevano, lego la barca ma dimentico di puntare la pagaia. Usciamo dal parcheggio, superiamo l’Eurospin e ad un certo punto vedo dallo specchietto la pagaia prendere il volo. Sfiora la macchina dietro, ed attraversa la carreggiata. Si scende al volo e con segnali di fumo degli del migliore dei capi indiani, avviso le macchine di rallentare. Recupero la pagaia intonsa.
Ora la giornata è finita 🙂
Alla prossima uscita di club
Ciro

Vuoi non fare un Trebbia con la portata dello scarico della vasca da bagno? Certo che sì, in fin dei conti è stato (a marzo del 2019!!!) il tuo ultimo fiume con un minimo di frizzantezza! Fatto in una giornata fantastica, con 3 gradi e del nevischio! E allora pronti via, aderisci!

Tanto ora vivi tra Parma e Reggio, quindi sei anche comodo, no? Esci a Piacenza e ti becchi col gruppo, no?

Assolutamente No! Perché la barca ce l’hai ma è gonfiabile e anche la sacca del kayak ce l’hai a Novara! Quindi, si torna a Novara, in treno, sabato pomeriggio, tre cambi, dopo il lavoro. Carletto mi convoca domenica mattina alle 8.00 in sede per prendere il kayak e alle 7.58 lui è già lì con la moka sul fuoco! Prima meraviglia della giornata! Grazie Carletto!

La barca viene scelta con il solo solito criterio ferreo: “aspetta un attimo che guardo se nella blackjack ci sto dentro senza bestemmiare!” “Vuoi il casco integrale?” “No, non me lo merito!” “Vuoi il paraspruzzi nuovo?” “No, lo voglio vecchio!” Si passa da Corbetta per recuperare Giamba e Anna e il viaggio con loro passa in un lampo. Poi, alle 11, pronti a Marsaglia con tutti gli altri fantastici già lì dal sabato a provare la discesa e a festeggiare alcolicamente e cinghialisticamente il compleanno di Zoldy: Zoldy, Sandro, Paolino, Ciro, Sandro, Karim, Matteo e il Pota.

Il sole giustamente manca, ma i sorrisi e la simpatia di tutti sono i soliti! E già pensi che potrai anche fare 3 bagni, ma già ne è valsa la pena. Dall’emozione ci si infila subito la giacca d’acqua al contrario (e non è la prima volta), scoprendo così che non è più scomoda di quando la infili dritta! Il Pota ci mette parternamente una pezza, segnalandomi l’errore e senza imbalsamarmi di insulti… I racconti della giornata precedente già mandano l’adrenalina a mille: Zoldy sabato è naufragato in galleria e il racconto è epico:

scene di oscurità, disperazione, fiumi che scorrono verso monte (ah, sì?!) e poi pagaie e kayak che escono dall’oscuro e pericoloso budello senza l’occupante appena festeggiato. Scene che rimandano subito a Fantozzi a Courmayeur, quando arriva a fine pista a pelle di leone dopo aver dichiarato di essere campione di sci!

Peccato essere lì solo dalla domenica. Avrei potuto fare qualche minchiata anche io al sabato!

Via che si parte! Male. Il Minera, anche lui poco più che neofita, dimentica il paraspruzzi obbligando Pota – Uber a un doppio tragitto Marsaglia – Bobbio.

Comunque si parte! Acqua poca ma sufficiente per scendere bene  ed è bellissima. Nonostante la mancanza di sole, il Trebbia è amico, le rapide riescono addirittura a non impensierire neppure me. Scendendo incontriamo il mitologico Mortin, che scende in relax con un gruppo di amici. Io ricevo i soliti utilissimi e mal applicati consigli: dai pancia, stai avanti, guarda dove vuoi andare… per i primi 10-15 secondi!  e Ciro che mi dice di non guardare mai il controroccia e io allora… lo ignoro (il controroccia, non Ciro!)

La discesa prosegue in un ambiente bellissimo, tra rapide, laghetti e relax, con Paolino che racconta che presto diventerà anche svolazzante con un corso di parapendio. Il divano… fa sempre schifo al CCN!

Incontriamo un istrice bellissimo su un roccione scosceso, forse più in difficoltà di Zoldy in galleria il giorno prima. Lo vediamo anche nuotare e concludiamo che se la caverà anche senza il nostro aiuto di trasbordo sulla sponda comoda. A proposito: come è che l’avremmo trasbordato?

Si arriva alla fatidica galleria, che piuttosto che farla in kayak scaverei con le unghie una trincea in Cecenia, i temerari la fanno e la dominano! Proprio tutti?

Purtroppo Bobbio si avvicina e io sono ancora asciutto. Già si vede in sponda destra la sagoma del Pota pronto a onorarci. Non va bene! Allora ultima rapida. Se passi a destra arrivi al baule delle macchine ci arrivi in ciabatte, quindi scegliamo la sinistra. Se passi a sinistra devi ricordarti perlomeno di essere su un kayak e poi scegliere anche (difficile, eh?!) se stare a destra o sinistra di un sasso. Io non ho scelto. L’epilogo umido è stato fotografato dal rapace Pota e inviato a tempo zero come necrologio su whatsapp.

Evviva, il dado è tratto e il bagno è fatto!

Si ritorna a Novara domenica alle 20, alla mattina treno per Milano alle 6.05 a Novara per iniziare i 3 cambi per il rientro in ufficio previsto per le 10. Non è andata proprio così, nell’ordine: ritardo a Novara, coincidenza saltata a Milano, cambio biglietto, altro treno per Parma, coincidenza saltata a Parma, 2 ore di attesa per il successivo treno, ritardo, in ufficio a 12.10. Grazie Trenitalia, ma soprattutto: GRAZIE CCN!!!!

Ricky Olivani